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Doppio Borgato

Silvio Celeghin risponde alla domanda: WHY DOPPIO BORGATO?

Intervista in occasione del concerto alle Sale Apolinee del Teatro La Fenice di Venezia nell'ambito del Festival Galuppi 2008.

"Capire il perché di questa avventura non è facile neanche per il sottoscritto! E’ come capire le motivazioni profonde di un amore: alchimia, casualità, destino, energia, magnetismo… e molto altro. La mia liason dangereuse con questo incredibile pianoforte con pedaliera  nasce qualche anno fa,  durante una visita al laboratorio di Luigi Borgato, geniale e innovativo progettista e costruttore di pianoforti vicentino. Il mio essere musicista,  o meglio  “eclettico tastierista classico”,  nasce dalle aule del “Pollini” di Padova, prima come pianista, poi come organista, più tardi clavicembalista allo “Steffani” di Castelfranco Veneto.


Ho sempre avuto curiosità per le varie soluzioni coloristiche ed espressive di questi tre diversi strumenti a tastiera, al punto di ottenerne i diplomi, con l’ambiguo convincimento che “almeno potrò essere titolato ad esibirmi in pubblico”!! Non mi addentro su analisi tipo “quale strumento ami di più?” o “quali differenze sostanziali ne caratterizzano la presenza sonora” ecc. Dico solo che tutti e tre prevedono l’uso di una o più tastiere, e che in apparenza (falsa!!) si possono suonare tutti allo stesso modo. E il Doppio Borgato?? Innamoramento a prima vista, anzi a “prima seduta”, con relativi sogni e voli pindarici!! Ma come per tutti gli amori non corrisposti (almeno all’inizio), subito le prime delusioni e dubbi, perplessità e incertezze: “troppo complicato, ci vuole un gran pianista! No, forse meglio un organista per usare bene la pedaliera! Anzi forse meglio uno che suoni entrambi!” Da subito mi son reso conto della complessità di uno strumento unico, che richiede padronanza “pianistica e organistica”!  Dopo alcuni anni di “sogno nel cassetto” mi si è presentata la prima vera occasione esecutiva: il Deutsche Requiem di Brahms per due pianisti, soli e coro. Perché non il Doppio Borgato? Con entusiasmo mi sono animato di pazienza, lavorando sodo alla versione a 4 mani di Brahms e integrandola con la partitura orchestrale; esperienza splendida vissuta con gli amici della “Schola S. Rocco” di Vicenza e il collega Giovanni Tirindelli, sotto l’attenta e appassionata direzione di Francesco Erle. A ciò ho voluto integrare un Brahms organistico attraverso uno dei suoi intensi preludi e fuga (sol minore), reso al Doppio Borgato grazie alla scrittura e al pensiero di Brahms, essenzialmente  pianistico anche nella sua produzione per lo strumento a canne.
Da quei due concerti in terra vicentina non  si è mai sopito il desiderio di un recital solistico, atteso con ansia e nello stesso tempo con curiosità. Grazie al Festival Galuppi di Venezia si può concretizzare ora, nel 2008,  questo sogno/sfida/evento.

Fotogallery - Sale apollinee del Teatro "La Fenice" di Venezia - Concerto con il Doppio-Borgato

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Quali i criteri per un programma? Come presentare per la prima volta a Venezia questa “Ferrari dei pianoforti”? Due idee base mi hanno occupato i pensieri per un po’ di tempo, riflettendo e confrontandomi anche con amici/colleghi: programma eterogeneo con repertorio di trascrizioni e adattamenti oppure ricerca di maggior aderenza storica e stilistica? Come si deduce dal programma, la scelta è caduta infine su un repertorio per mettere in risalto al massimo le possibilità espressive dello strumento, attraverso autori e brani aderenti all’epoca e allo strumento stesso.

Robert Schumann:
la sua conoscenza del pianoforte a pedali era diretta, avendone posseduto uno e avendo convinto Mendelsshon ad istituire addirittura una classe di pianoforte a pedali al Conservatorio di Lipsia. La sua dedizione al contrappunto, culminata con dei corsi intensivi a Dresda nel 1845, lo portano successivamente a scrivere alcuni gruppi di opere specifiche per pedalfluegel. Si tratta degli Studi in forma di canone (1845) op. 56, evidente omaggio a Bach, dedicati all’amico e maestro Kuntzsch, organista a Zwickau;  poi gli Schizzi  (1846) op. 58, pezzi in forma A-B-A, dal carattere poetico tipico della musica cameristica di Schumann; infine le Sei fughe sul nome B.A.C.H. (1845) op.60, vere e grandi Fughe romantiche piene di carattere ed espressività, nelle quali traspare chiaramente l’influenza potente di Bach, in particolare de “L’Arte della Fuga”.

Franz Liszt:
“la vita è stata soltanto un lungo errare del sentimento d’amore”, scrisse Liszt alla Principessa Sayn-Wittgenstein, così come lo sviluppo della grande Fantasia e Fuga sul Corale “Ad nos ad salutarem undam”  (1850) rappresenta il primo capolavoro per organo (o pedalfluegel) scritto dal genio ungherese senza finalità propriamente liturgiche. Questa pagina è un fantasmagorico affresco costruito sulla trasformazione di un unico tema di otto battute.  L’edizione a stampa Breitkopf del 1852 titola: “ Fantasia e fuga …….  per organo o pedalfluegel…..” Una delle più imponenti pagine della letteratura romantica per organo, prevista già per pedalfluegel dallo stesso autore, che amava esercitarsi per l’organo su un pianoforte con pedali.
E’ chiaro il motivo della mia sfida al Doppio Borgato?? Buona verifica al pubblico!!!
                                                                                                                

Silvio Celeghin

Strumenti a tastiera con pedaliera: brevi cenni storici

Benché la sua introduzione in una sala da concerto suoni bizzarra e inusitata, il pianoforte dotato di una pedaliera simile a quella dell’organo, ha una lunga storia alle spalle. I suoi antenati sono il clavicordo ed il clavicembalo con una o due tastiere che spesso erano dotati di una pedaliera. Già attorno al 1460 compare la prima citazione di un clavicordo con pedaliera nella sezione dedicata agli strumenti musicali nel trattato enciclopedico del letterato Paulus Paulirinus (1413 – 1471).
Si affermò così un tipo di strumento “da studio” che anche gli organisti, se volevano evitare gli aiuti del personale che azionava i mantici, e i rigori invernali delle chiese, potevano utilizzare per esercitarsi nella coordinazione delle mani e dei piedi.

J. S. Bach possedette un clavicordo con due manuali e pedaliera per il quale compose le Trio sonate BWV 525-530, la Passacaglia in Do minore BWV 582 e altre opere.
W. A. Mozart nel 1785 possedeva un fortepiano a pedali indipendente, costruito appositamente per lui da Anton Walter.

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